Seno coronarico: anatomia, funzione e importanza clinica
22 Agosto 2026 · Mario Lomele
Il seno coronarico è la vena più grande del cuore: raccoglie la maggior parte del sangue venoso del miocardio e lo riversa nell’atrio destro. Si chiama seno perché è un tratto dilatato, lungo pochi centimetri, posto nel solco atrioventricolare posteriore. È una domanda di anatomia che torna spesso e che nasconde un paio di trabocchetti.
Seno coronarico: dove sta e dove sbocca
Decorre nella parte posteriore del solco coronarico, cioè il solco atrioventricolare, sulla faccia diaframmatica del cuore, fra atrio sinistro e ventricolo sinistro. Misura in genere due o tre centimetri e termina sboccando nell’atrio destro, fra l’orifizio della vena cava inferiore e l’orifizio atrioventricolare destro.
L’ostio del seno coronarico è protetto da una piccola piega valvolare, la valvola di Tebesio, incostante e quasi sempre incompleta. Il punto da ricordare per l’esame è la sede dello sbocco: atrio destro, non sinistro. È il distrattore più usato, perché il seno decorre sul lato sinistro del cuore ma drena a destra, come tutto il sangue venoso.
Le vene che vi confluiscono
Il seno coronarico rappresenta la confluenza delle principali vene cardiache. La grande vena cardiaca risale nel solco interventricolare anteriore accanto all’arteria discendente anteriore, gira nel solco atrioventricolare e diventa il seno coronarico. Nel seno sboccano inoltre la vena cardiaca media, che risale nel solco interventricolare posteriore, la vena cardiaca parva, la vena posteriore del ventricolo sinistro e la vena obliqua dell’atrio sinistro, detta di Marshall.
Non tutto il sangue venoso del cuore passa di qui. Le vene cardiache anteriori del ventricolo destro sboccano direttamente nell’atrio destro, e le vene minime, o di Tebesio, si aprono direttamente nelle camere cardiache. Il seno coronarico drena comunque la gran parte del miocardio, soprattutto quello ventricolare sinistro.
Embriologia: da dove viene
Il seno coronarico deriva dal corno sinistro del seno venoso dell’embrione. Mentre il corno destro viene incorporato nella parete dell’atrio destro e forma la parte liscia di questo, il corno sinistro regredisce e ne residua proprio il seno coronarico, con la vena obliqua dell’atrio sinistro come suo prolungamento.
È una delle domande di embriologia più ricorrenti, e si lega a un’anomalia clinicamente rilevante: la persistenza della vena cava superiore sinistra, che in quel caso sbocca nel seno coronarico dilatandolo. La si scopre spesso per caso durante un’ecocardiografia o nel posizionare un catetere.
Perché conta in clinica
Il seno coronarico è la via di accesso alle vene del cuore per diverse procedure. Nella terapia di resincronizzazione cardiaca l’elettrocatetere per il ventricolo sinistro viene introdotto nel seno coronarico e spinto in una sua tributaria laterale, per stimolare il ventricolo dall’esterno senza entrarvi. In elettrofisiologia un catetere nel seno coronarico serve a registrare l’attività dell’atrio sinistro.
Un seno coronarico dilatato all’ecocardiografia fa pensare, oltre alla vena cava superiore sinistra persistente, a un aumento della pressione in atrio destro o a un ritorno venoso anomalo. Dal sangue del seno coronarico, infine, si può misurare l’estrazione miocardica di ossigeno, che è fra le più alte dell’organismo: il cuore estrae a riposo circa il 70 per cento dell’ossigeno che riceve, e per questo, sotto sforzo, può aumentare l’apporto quasi solo aumentando il flusso.
I quesiti tipici
Le domande si concentrano su quattro punti: la sede dello sbocco, che è l’atrio destro; il solco in cui decorre, che è l’atrioventricolare posteriore; la vena di cui è la continuazione, la grande vena cardiaca; e l’origine embriologica, il corno sinistro del seno venoso. Spesso si aggiunge il distrattore della valvola di Tebesio, da non confondere con le vene di Tebesio.
Chi tiene insieme anatomia ed embriologia risponde anche alla domanda apparentemente difficile sulla vena cava superiore sinistra persistente: se il corno sinistro del seno venoso dà il seno coronarico, un residuo anomalo di quel lato sbocca lì.
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