Broncogramma aereo: cos’è, cosa indica e quando compare
22 Agosto 2026 · Mario Lomele
Il broncogramma aereo è un segno radiologico: i bronchi, pieni d’aria, diventano visibili come strie scure dentro un’area di polmone che è invece opaca perché gli alveoli sono riempiti di liquido o cellule. Compare in radiografia e in TC e dice una cosa precisa sul tipo di lesione.
Broncogramma aereo: il meccanismo
In un polmone sano bronchi e alveoli contengono entrambi aria, quindi hanno la stessa densità e i bronchi periferici non si distinguono. Quando gli alveoli si riempiono di essudato, sangue o cellule, il parenchima diventa opaco; se i bronchi restano pervi e pieni d’aria, spiccano come rami scuri sul fondo chiaro. Quello è il broncogramma.
Il presupposto è quindi duplice: alveoli occupati e bronchi liberi. È questa coppia di condizioni a dare al segno il suo valore: se il bronco fosse ostruito, l’aria a valle verrebbe riassorbita e il broncogramma non ci sarebbe.
Che cosa indica e che cosa esclude
La prima informazione è che l’opacità è parenchimale, cioè dentro il polmone, e non pleurica o mediastinica: un versamento o una massa extrapolmonare non possono contenere bronchi aerati. È il motivo per cui il segno aiuta a localizzare una lesione prima ancora di caratterizzarla.
La seconda è che il bronco che porta a quell’area è pervio. Di conseguenza, in un addensamento con broncogramma aereo un’ostruzione bronchiale completa a monte, per esempio da un tumore endobronchiale, diventa improbabile. Al contrario, un’atelettasia ostruttiva tipicamente non mostra broncogramma, perché l’aria a valle dell’ostruzione viene riassorbita.
Le condizioni in cui compare
La causa più frequente è la polmonite, in particolare quella lobare da pneumococco: l’essudato riempie gli alveoli di un lobo intero e i bronchi spiccano dentro l’opacità. È l’esempio da manuale, e quello che i quesiti usano più spesso.
Compare anche nell’edema polmonare, nell’emorragia alveolare, nella sindrome da distress respiratorio, nelle atelettasie non ostruttive, nell’infarto polmonare e in alcune neoplasie con crescita lepidica, come l’adenocarcinoma, dove le cellule tappezzano gli alveoli lasciando i bronchi liberi. Nel neonato il segno si osserva nella malattia delle membrane ialine.
Il punto da fissare è che il broncogramma aereo non identifica una malattia: identifica un pattern. È il contesto clinico a decidere fra polmonite, edema e il resto.
Come si riconosce e con cosa non va confuso
In radiografia si presenta come strie lineari o ramificate, radiotrasparenti, che attraversano un’opacità. In TC il segno è più evidente e permette di seguire il bronco fino alla periferia, confermando che è pervio.
Non va confuso con la semplice visibilità dei bronchi centrali, che è normale, né con le bronchiectasie, dove i bronchi sono dilatati ma il parenchima intorno è aerato. La differenza sta nello sfondo: nel broncogramma aereo il bronco è visibile perché il polmone intorno è opaco, non perché il bronco è anomalo.
Quello che chiede l’esame
La domanda ricorrente è: in quale condizione compare il broncogramma aereo, con l’alternativa giusta che è la polmonite lobare e i distrattori scelti fra versamento pleurico, atelettasia ostruttiva e massa mediastinica. Se il meccanismo è chiaro, le tre alternative si escludono da sole: nessuna di esse ha alveoli occupati con bronchi pervi.
Una variante più sottile chiede che cosa il segno permette di escludere: l’ostruzione bronchiale completa. È la risposta che distingue chi ha memorizzato il segno da chi ne ha capito il presupposto.
Conviene infine fissare il rapporto con l’atelettasia, perché è il punto dove si sbaglia di più. Un’atelettasia da riassorbimento, con il bronco ostruito, non ha broncogramma; un’atelettasia da compressione o da perdita di surfattante, con il bronco pervio, può averlo. Il segno non dice quindi se c’è atelettasia, dice se il bronco è libero: sono due informazioni diverse e i quesiti giocano proprio su questa differenza.
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